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My funny Valentine (‘s day)

Malgrado sia (giustamente) disprezzato e bistrattato, il giorno di San Valentino non può passare inosservato. Ti costringe in ogni caso a porre la tua attenzione su ciò che dovrai fare quella sera: passarla con il partner, struggerti per averlo perso, ragionare sulla tua condizione di single. Ecco quello che è capitato a me, ma devo prenderla un po’ alla lunga.
Il 23 dicembre parcheggio regolarmente il mio scooter nel garage dopo il lavoro e, il giorno successivo, parto per le ferie. Il 7 gennaio mattina vado per metterlo in moto ma non parte. Dopo svariate peripezie, con meccanici di ogni risma, lunghe quasi un mese e mezzo, e di cui vi faccio grazia, il motorello si scopre essere misteriosamente fuso. Prostrato da giorni e giorni di macchina nel traffico di Roma mi affretto a fare le pratiche per la patente A (le peripezie per la quale anche vi risparmierò ma sappiate che ci sono) e a comprare un altro scooter che trovo a tempo di record e di cui riesco a fare il passaggio di proprietà proprio il 14 febbraio. Poi torno a casa in macchina, non prima di essermi messo d’accordo col meccanico che lo ha in custodia per andarlo a prendere il giorno dopo, sabato, anche se l’officina è chiusa. Me lo lascerà fuori, debitamente incatenato grazie alle seconde chiavi che gli lascio e che, a detta del padrone, contengono anche quelle della catena.
Tornato a casa dopo la solita ora e mezza di traffico, cerco di riposare e nel frattempo penso a cosa farò del mio San Valentino. Mentre sono intento in questa meritoria opera squilla il telefono, verso le 19,30. E’ il meccanico che non trova le chiavi della catena e quindi mi avverte che mi lascerà lo scooter appena comprato per centinaia  e centinaia di euro fuori, con un legaccio finto che dovrebbe a suo dire dissuadere i ladri.
Devo andare a riprenderlo stasera stessa, è il mio primo pensiero. Il fatto è che vivo nella periferia di una città costruita su misura per i privilegiati che vivono in centro e che, quindi, della periferia se ne strafotte. Raggiungere il centro, dove si trova lo scooter, è praticamente impossibile. O quasi. Rapido consulto delle varie app di trasporti e pare che si possa arrivare in solo un’ora e 8 minuti (!) prendendo un autobus poi un autobus poi una metro e poi a piedi. C’è indicata anche l’ora, le 20,21, in cui passerà il mezzo vicino casa. Incredulo mi precipito fuori e attendo. Ovviamente all’ora prevista non passa un piffero. Cambio fermata, sempre con l’occhio sulle app trasporti di Roma e cambio pure il percorso, questo è: autobus, treno, metro, scarpe. Dopo una ventina di minuti vagando tra una fermata e l’altra in attesa del primo mezzo disponibile, come un cacciatore di anatre, ecco spuntare un autobus che mi porterà alla stazione del treno; e pazienza se non ho potuto fare il biglietto, essendo tutto già chiuso, lo farò in stazione. Ho dieci minuti prima che passi il treno. Per fortuna l’autista pare abbia una donna in caldo nel letto che lo aspetta (è pur sempre San Valentino!) per quanto guida veloce e arriviamo in un attimo ma… alla stazione le macchinette sono rotte e i bar chiusi. Niente biglietto. Poco male, ma già sento un brividello percorrermi la schiena di quelli che mi avvertono che la serata non sarà facile. Solo per questa sera, non so perché, tra la stazione di partenza e la Stazione Tiburtina, dove devo arrivare, hanno aggiunto una fermata intermedia, Stazione Prenestina. Salgo sul treno e controllo l’orario, tra 10 minuti sto a Tiburtina. Ma. Dal vetro del corridoio vedo il controllore che si avvicina chiedendo i biglietti. Come glielo spiego che non avevo modo di farlo? Comincio ad allontanarmi da lui con nonchalance andando verso il fondo del treno che però è semivuoto e quindi il tipo fa prestissimo a controllare. Sono arrivato all’ultimo vagone e lo vedo avvicinarsi sempre più. Opzione A: mi chiudo in bagno… ma è il primo posto dove ti aspettano. Opzione B: gli vado incontro e dico che lo stavo cercando per fare il biglietto… ma non regge perché dovrei spiegargli come mai per cercarlo sono andato verso l’ultima carrozza e non verso la prima. Il tipo si avvicina, apre la porta dell’ultimo scompartimento che ci separa e… il treno si ferma a Roma Prenestina! Lui torna indietro e io scendo al volo. La desolazione della stazione alle 21,30 di un cazzo di San Valentino di merda ve la lascio immaginare. Faccio una decina di minuti a piedi, compro finalmente il biglietto e vado a prendere il tram sulla Prenestina. Aspetto un po’. Arriva un 5 che non va verso i Parioli ma basta fare un pezzetto a piedi verso lo scalo di San Lorenzo e si possono prendere sia il 3 che il 19. Risparmierò tempo, credo ingenuamente. Salgo e arrivo a Porta Maggiore: sono le 21,30. Mi giro e… il 19 mi passa di fronte. Davanti a lui il 3. Cazzo. San Valentino bastardo. Attendo altri 20 minuti alla fermata prima che un 3 si degni di ripassare, salgo e devo sorbirmi le stronzate di un tipo al telefono e di altri personaggi che compaiono e scompaiono dal mio campo visivo come in un film. Dopo quasi due ore di corsa dietro i mezzi sto per addormentarmi e devo sembrare parecchio patetico agli occhi di questi damerini universitari che stanno ora uscendo di casa per la loro serata sentimental andante. Scendo dal tram, altri 10 minuti a piedi ed ecco come un miraggio lo scooter davanti all’officina.
Viaggio di andata: 2 ore e 3 minuti. Viaggio di ritorno: 23 minuti circa. Totalmente stravolto non ho capito come si accendevano i fari quindi sono tornato a casa al buio, convinto che non funzionassero. Il giorno dopo ovviamente sono riuscito ad accenderli. Ma il giorno dopo non era più San Valentino.

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