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La laurea e la doccia

Ho una laurea. E un master. Ho carta bianca e mi viene in mente la risposta di Totò in questi casi. Perché mi sono spremuto sui libri, ho cercato di apprendere, di conoscere la storia del mondo, le sue conquiste, il linguaggio per descrivere la realtà. So conversare di molti argomenti, con buon discernimento. E con tutte queste belle cose mi ci pulisco il culo, appunto.
Perché poi arriva un idraulico e vince lui: ti sovrasta e ti piega al suo volere che manco Beyoncé (e non venitemi a raccontare che non vi fareste sovrastare da Beyoncé… e da Shakira insieme! Vabbè, il video di Beautiful Liar mi ha traviato, lo ammetto, specie quando si sbattono entrambe sul muro da sole).
Già ai tempi dell’università avevo capito l’andazzo quando un conoscente, idraulico in pensione, venne a collegare il tubo dello scarico della lavatrice al bidet. Solo questo. Mi fece, parole sue, un “prezzo da amico”: 120 euro. In nero. Dieci anni fa. Per collegare un tubo.
Lì capii che avevo sbagliato tutto e che mio figlio farà l’idraulico o il fabbro. A Roma, naturalmente. Mia figlia farà la signora delle pulizie. E all’età in cui mi sono laureato io, avranno già estinto il mutuo della loro prima casa. All’età che ho adesso, invece, potranno già cominciare a comportarsi come semidèi, inafferrabili e invulnerabili.
Ne ero convinto allora, oggi più che mai. Sentite

La storia della doccia
È una di quelle leggende che racconterò ai miei figli nella culla, come spauracchio e monito. Guai a te se studierai, guai se ti incaponirai a voler fare l’intellettuale e a ergerti culturalmente dalla massa. Alla fine entrerai nel mondo del lavoro e sarai un ingranaggetto sacrificabile, rimpiazzabile e sfruttabile. Farai la fame e dovrai rinunciare a molte di quelle cose che la cultura subdolamente ti ha fatto conoscere, salvo poi non darti la possibilità di poterne usufruire per mancanza di danaro (bello DA-NA-RO, fa molto Senatore Razzi… po-po-po) mentre il tuo amico zappa ignorante dell’ultimo banco avrà casa, macchina e a fianco una bella figa bora e tatuata. Se gli dice bene anche cubista. Ma non divaghiamo.
I muri laterali della doccia di casa mia non sono uguali; uno è lungo quanto il lato sinistro del piatto doccia mentre all’altro mancano 15 centimetri, così il lato destro del piatto rimane vuoto per un pezzetto. Per montare la porta della doccia, dunque, si deve costruire su misura un banalissimo rettangolo di vetro con un montante in alluminio, largo 15 centimetri e alto 185.
A ottobre contatto il tizio che ha fatto gli infissi di casa e gli spiego la questione. “Ma sì te lo faccio, devo solo prendere il materiale… se lo vuoi bianco ce l’ho già in officina” “Ehm no, la porta è di alluminio” “Va bene, lo faccio e te lo vengo a montare… non subito eh, dammi una quindicina di giorni”.
Passa un mese. Lo ricontatto. “Eh no ancora devo ordinare il materiale, cioè se lo vuoi bianco ce l’ho già, facciamo subito”. “Eh no mi serve in alluminio”.
Passa un altro mese e lo vado a trovare in officina. “Come va a Roma? Eh io quando stavo a Roma ne ho fatti di casini, stavo con quel gruppo politico, facevamo questo, menavamo a questi e bla bla” “Sì, guarda, ti ho portato tutte le misure precise e le foto del piatto doccia così puoi… “Certo Roma è un casino, sto sindaco Marino non ci capisce niente” “Ma il pezzo della doccia…” “Statti tranquillo che lo facciamo”
Passano quindici giorni, ormai è il 2016, e chiamo. “No guarda te lo dico chiaramente, siamo stati impegnatissimi con i bonus fiscali per gli infissi, quelli scadono a fine anno”.
Un altro paio di settimane. “Eh si, siamo stati a Roma con mio figlio, proprio vicino a casa tua, siamo venuti a fare un lavoro per una ragazza che abita lì” “E non potevate passare pure da me?” “E sì mo… dammi un po’ di tempo e veniamo”.
Un po’ di tempo? Sono già passati quattro mesi e non hai nemmeno preso le misure! Ma il bello deve ancora venire: “Allora mi fai quel pezzetto? Sto con gli stracci a terra da mesi ogni volta che mi faccio la doccia” “Ah si beh… ora sto sull’Etna” “Dove?” “Sull’Etna, a sciare, siamo arrivati ieri”.
Trovo un altro fabbro, vicino casa. Gli spiego la cosa e lui: “Sì te lo faccio, non ci vuole nulla, oggi è venerdì, a metà settimana prossima ti chiamo e te lo vieni a prendere”. Aspetta che sta per chiamare…
Torno lì il venerdì successivo. “Eh ho avuto da fare, non ho potuto farlo, la settimana prossima”. Torno il venerdì successivo. Lui quasi scocciato. “Eh ho dovuto fare delle cose, non ho avuto tempo! E, anzi, te lo dico da subito che nemmeno la settimana prossima potrò, devo andare a montare delle finestre all’Isola d’Elba. Te lo dico sennò pare che non mantengo la parola data. Io se dico una cosa la mantengo”. Lui se dice una cosa la mantiene.
Cambio l’ennesimo fabbro, questo sta nella via in cui abito. “Senti ma tu li costruisci questi pezzi?” “Io li monto, me li faccio costruire da una fabbrica da cui mi servo. Ti faccio fare un preventivo e domani ti chiamo”. Si, come no. Passano tre giorni e rivado. “Niente preventivo ancora”. Passano altri tre giorni e lo becco per strada: “Ma ti rendi conto di quanti clienti mi fanno perde questi? Ancora non mi danno il preventivo!” Mi figuro quanto ci vuole per la costruzione vera e propria e vado da un vetraio laziale, con tanto di rottweiler in negozio e aria da San Patrignano. Pensavo mi avrebbe ammazzato di botte invece mi ha tagliato su misura un doppio vetro di sicurezza a soli 25 euro. Altri 30 euro li ho spesi da Bricofer per comprare delle aste di alluminio che io e mio padre abbiamo assemblato e un amico ha montato in poche ore, insieme alla porta: dopo sei mesi ho la mia cabina doccia.

La morale è chiara no? Non studiate, imparate un mestiere di questi che ora fanno solo i rumeni e fate un pacco di soldi. Non siete ancora convinti?
Parliamo dei condizionatori, allora. Idraulico “di fiducia”, as usual. Lo chiamo e lui: “Sì, che problema c’è?” (ma perché, perché dite che non ci sono problemi e che potete fare un lavoro se non è così? Dichiarate semplicemente “non posso” o “non mi va” o “mi stai sul cazzo”… qualsiasi cosa ma che sia vero!)
Vado a comprare i condizionatori e il motore, che mi piazzo in casa, e poi comincio la tiritera solita: “Chiamami la settimana prossima e prendiamo appuntamento per montarli” Chiamo. “Eh no, sta settimana non posso, ma la prossima non ci sono problemi”. La successiva. “No guarda, non questa settimana, manco l’altra ma quella dopo chiamami che prendiamo appuntamento”. Passano altre due settimane. “Allora ok, ci vediamo venerdì e montiamo”. Giovedì pomeriggio la sua telefonata: “No guarda, non c’ho il ragazzo per domani, dobbiamo rimandare… a quando? Mercoledì 23 alle 8 di mattina sto da te. Ci sentiamo lunedi per conferma”.
La “conferma”: altro incubo da far accapponare la pelle; ti dicono “sì ma per sicurezza ti richiamo per conferma”. E indovinate un po’? Lunedì chiamo: non risponde. Martedì chiamo, non risponde. Mando un sms: “Ciao, mi dici se è confermato per domani perché devo anche prendermi il giorno al lavoro?” Nessuna risposta.
Fiducioso fino alla fine, con le lacrime agli occhi, mercoledì mattina (stamattina) mi sveglio all’alba per essere pronto nel caso alle 8 il signor idraulico suonasse alla mia porta. Edicola, colazione e poi attesa. Attesa. Alle 9 mi avvio mestamente verso il lavoro. I condizionatori sono ancora lì a terra, da un mese.
Non studiate, ve lo ripeto, sarete solo gli schiavi di altri schiavi repressi del terziario. Piuttosto, diventate semidèi.

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